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Rianimazione
La Rianimazione è il ramo della medicina che si dedica al sostegno, al ripristino e al mantenimento delle funzioni vitali come la funzione circolatoria, respiratoria o neurologica, che sono state compromesse da patologie gravi o da diversi eventi, traumatici e non, quali emorragie massive, fibrillazione ventricolare, ostruzione delle vie aeree, annegamento, ecc.
Il cervello, il cuore, il rene e il polmone, quali organi vitali, per compiere le loro funzioni, necessitano di ossigeno e quindi una sua ridotta disponibilità o la sua assenza comportano danno e morte cellulare. La Rianimazione quindi è rivolta ai pazienti che sono sopravvissuti alla morte e che si trovano in condizioni critiche.
Un danno cerebrale irreversibile può verificarsi se la quantità di ossigeno è ridotta a valori molto bassi, come nell’ipossiemia, o è del tutto assente per pochi minuti, come nelle ipotesi di arresto cardiaco e quindi di morte clinica. Quest’ultima è reversibile, se la rianimazione viene praticata immediatamente, riducendo in tal modo eventuali danni celebrali o invalidità ed evitando la morte biologica, la morte cerebrale o lo stato vegetativo del paziente sopravvissuto.
L’obbiettivo della Rianimazione è quello di tenere in vita l’organismo, ripristinando e sostenendo le funzioni vitali attraverso l’impiego di presidi, manovre, farmaci e fluidi da parte dei medici specialisti in anestesia e rianimazione.
le Rianimazioni possono essere polivalenti o anche specializzate in particolari settori come la cardiochirurgica, la neurochirurgica, ecc.
Anestesia
Con Anestesia, termine che trae origine da una parola greca con cui si indicava la mancanza della facoltà di sentire, si intende generalmente la soppressione del dolore, della sensibilità e della coscienza accompagnata dal rilassamento muscolare.
Tale stato di narcosi, simile al coma farmacologico, è ottenuto attraverso l’impiego di farmaci anestetici, somministrati al paziente dall’anestesista per via endovenosa o inalatoria, che mantengono attive soltanto le funzioni vegetative.
Le fasi dell’anestesia sono tre e precisamente la fase di preparazione o pre-operatoria, la fase di somministrazione dei farmaci anestetici e monitoraggio o intra-operatoria e infine quella di risveglio e recupero delle funzioni vitali o post-operatoria.
L’anestesiologia è dunque la branca della chirurgia dedicata all’eliminazione della sensibilità, dello stato di coscienza e del dolore delle persone sottoposte ad interventi chirurgici.
Attualmente, grazie ai grandi progressi ottenuti in questo campo, esistono diverse tecniche d’anestesia ed è possibile praticarla a qualsiasi paziente indipendentemente dallo stato di salute o condizione fisica essendo pratica indispensabile in ogni intervento di chirurgia.
Fin dall’antichità, la necessità di ridurre il dolore e la sofferenza è sempre stata un obbiettivo dell’uomo, il quale cercava di anestetizzare i pazienti con l’mpiego di diverse sostanze, come l’alool, sostanze stupefacenti, la neve o con alcune pratiche, come riti magici o la compressione delle carotidi.
Sarà possibile parlare di anestesiologia moderna soltanto alla fine del diciottesimo secolo, quando, per praticare l’anestesia, si iniziò ad utilizzare il protossido d’azoto e, agli inizi del diciannovesimo secolo, l’etere dietilico.
Il medico specialista in anestesia è chiamato Anestesista - Rianimatore e l’infermiere che somministra i farmaci anestetici, su indicazione del primo, prende il nome di tecnico di anestesia.
